Il Decreto
Legislativo 19 settembre 1994 N° 626 sul miglioramento della sicurezza e della
salute dei lavoratori nei luoghi di lavoro ha introdotto nell'ordinamento
giuridico italiano diverse novità.
Una di queste è quella che riguarda i principi ergonomici, la necessità cioè
di realizzare condizioni di lavoro che rispondano ai più moderni criteri di
tutela della salute e del benessere dei lavoratori. L’intervento ergonomico nella movimentazione manuale dei carichi è
quindi fondamentale perché questa é l’attività che si incontra più
frequentemente nei depositi e perché questa attività può provocare fra i
lavoratori, disturbi muscolo
scheletrici, malattie acute e croniche della schiena ed infortuni.
Tante persone
soffrono di mal di schiena, di dolori al collo, di dolori alle braccia. Molti di
questi disturbi ”muscolo-scheletrici” sono spesso la conseguenza della
degenerazione dei dischi della colonna vertebrale, dell’affaticamento
muscolare o dell’infiammazione delle strutture tendinee.
Vediamo brevemente
come é conformata la principale struttura del corpo che va soggetta a questi
disturbi.
La struttura
portante del nostro corpo si chiama Colonna vertebrale
ed è costituita da ossa (VERTEBRE),
dischi intervertebrali, muscoli e legamenti.
Fra queste
strutture, il disco intervertebrale è quello maggiormente soggetto ad
alterarsi. Esso infatti deve sopportare carichi notevoli.
Con l’età anche
il disco invecchia e tende a perdere la sua capacità ammortizzatrice e la
schiena diventa più soggetta a disturbi.
L’invecchiamento
del disco viene accentuato sia da sforzi eccessivi che dalla vita sedentaria.
In particolare, sul
lavoro, questo avviene quando:
- si sollevano
pesi flettendo o torcendo la schiena;
- si rimane a lungo
in una posizione
fissa (in
piedi o seduti).
La
movimentazione manuale dei carichi é quindi una delle cause più frequenti di
disturbi muscolo scheletrici, essa può portare anche a ferite accidentali a
causa del contatto con superfici taglienti, di cadute di oggetti e di urti
contro oggetti in movimento e a
causa della fatica in quanto essa diminuisce la vigilanza dei lavoratori e porta
ad agire senza prendere le precauzioni necessarie. Nella
movimentazione manuale bisogna tener conto del §
peso del
carico sollevato, §
distanza
percorsa con il carico, §
posizione
del carico in rapporto al corpo, §
dimensioni e
la forma del carico, §
frequenza
dei movimenti effettuati, §
movimenti di
flessione e di torsione eccessivi, Anche
se il peso del carico sembra il fattore più
importante, esso non é il solo a contribuire al rischio di disturbi muscolo scheletrici.
Un cattivo disegno del posto di lavoro accresce ugualmente i rischi. Per
esempio, gli scaffali troppo profondi, troppo elevati o troppo bassi nei
depositi obbligano i lavoratori a piegarsi in continuazione. Le mancanza di
spazio per spostarsi liberamente fa effettuare
al lavoratore movimenti di torsione e di flessione. Le dimensioni inappropriate
di banchi, di tavoli e di altri mobili obbligano il lavoratore ad eseguire il
suo lavoro con posizioni scomode che impongono uno stress al sistema muscolo
schelettrico. Uno studio dell’IRSST
sul picking nei depositi indica che il: §
13%, dei movimenti di prelievo è fatto ad una altezza superiore a
quella delle spalle §
il 54% dei movimenti di prelievo è fatto con una flessione del
busto superiore ai 30° §
il 52% dei movimenti di prelievo è fatto prelevando oggetti
distanti dal corpo (più di 30 Cm.) La
valutazione del rischio connesso alle azioni manuali di sollevamento può essere
fatta ricorrendo al modello proposto dal NIOSH (1993) che è in grado di
determinare, per ogni azione di sollevamento, il cosiddetto “peso limite
raccomandato” attraverso un’equazione che, a partire da un massimo peso
sollevabile in condizioni ideali, considera l’eventuale esistenza di elementi
sfavorevoli e tratta questi ultimi con appositi fattori di demoltiplicazione. Per le
operazioni di trasporto non esiste un modello valutativo collaudato come quello
del NIOSH per azioni di sollevamento. Allo scopo
pertanto possono risultare comunque utili i risultati di una larga serie di
studi di tipo psicofisico magistralmente sintetizzati da SNOOK e CIRIELLO
(1991). Poiché la fase essenziale del processo di picking é l'atto di
prelievo, noi prenderemo in considerazione dal punto di vista ergonomico
l’operazione che si verifica più frequentemente nei depositi, la presa
manuale dei carichi dai pallets posti nei piani inferiori degli scaffali
riportando gli esempi e le soluzioni proposte da U.S. Department of Labour . 10 - Esempi e soluzioni (U.S. Department of Labor – Grocery
Warehousing) Problemi Nella
prima figura si notano i piegamenti eccessivi fatti dall’operaio per
prelevare il materiale mentre nella seconda figura l’operaio preleva in
posizione scomoda sopra la testa anche con pericolo di caduta degli
oggetti.
Soluzioni proposte Rendere più accessibili in caso di
picking gli alveoli inferiori soprattutto per i carichi pesanti, in questo
modo si permette all’operaio di prelevare il materiale senza eccessivi
piegamenti e spostamenti.
Il
carrellista deve lasciare uno spazio di almeno 40 Cm. tra i pallets in
modo da permettere al prelevatore di girare attorno al pallet durante il
prelevamento Mensole rialzate evitano
all’operatore di piegarsi durante l’operazione di prelievo Per il prelievo di materiali pesanti
è possibile alzare i pallets poco caricati inserendo sotto dei pallets
vuoti. Questo consente di portare l’altezza del materiale da prelevare
tra 1,2 e 1,6 m.
Fare il prelievo del materiale sempre
dalla parte più larga del pallet
Gli addetti al picking, a causa di tempi ridotti, tendono a
raggiungere la posizione di prelievo o di deposito attraversando il pallet
con un carico nelle mani (vedi figura) piuttosto che girare attorno ad un
pallet per cercare un percorso più facile, questo allontana il carico dal
corpo con uno sforzo significativo sulle spalle e sulla parte posteriore
del busto. Soluzioni Possibili: Bisogna fornire
l'addestramento agli addetti in modo da capiscono l'importanza di
effettuare il lavoro usando delle tecniche ergonomiche adeguate.
Molti operatori tengono gli ordini di prelievo o le etichette da
applicare in mano quando effettuano un prelievo, questo può causare una
perdita di contatto con il carico ed un sovraccarico ai tendini
dell’avambraccio.
In un magazzino vi sono numerose movimentazioni di pallets vuoti,
queste movimentazioni se sono eseguite con una certa frequenza possono
causare disturbi muscolari, è quindi necessario organizzare queste
movimentazioni e ridurre il più possibile il peso dei pallets vuoti. 11 – Conclusioni In questo articolo abbiamo visto come
lo studio dei metodi e l’ergonomia possono contribuire all’aumento della
produttività, della sicurezza ed alla riduzione della fatica degli operatori,
riportiamo come esempio un confronto tra il prelievo di merci da scaffali fissi
e quello del prelievo delle stesse merci da scaffali dinamici a gravità.
A
parità di spazio utilizzato, gli scaffali a gravità permettono: l’aumento
del 50% del materiale depositato, la riduzione dei tempi di picking e di
restocking (il tempo di puro prelievo + deposito da/su scaffali fissi è pari al
15% del tempo totale degli operatori, il resto del tempo viene impiegato per
raggiungere gli scaffali e ritornare, mentre il tempo di
puro prelievo negli scaffali a gravità è pari al 85% del tempo totale)
con una diminuzione notevolissima dei percorsi e quindi della fatica
dell’operatore. Il materiale viene prelevato in
posizione favorevole e depositato su una via a rulli senza abbassamenti,
sollevamenti o piegamenti da parte dell’operatore e quindi con una riduzione
del tempo, della fatica e della pericolosità dell’operazione.
8 - Valutazione
del massimo carico nelle azioni di sollevamento e trasporto
9 - Il picking manuale sugli scaffali







